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Le stagioni cambiano, anche in casa

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Riscaldare gli spazi che abitiamo costa ecologicamente più di quanto pensiamo. Più sono caldi più aumenta il nostro impatto. Ogni grado in più costa 50 alberi.

Nel mondo e soprattutto alle nostre latitudini esistono le stagioni. Caldo d’estate, freddo d’inverno, una via di mezzo con qualche picco in primavera ed autunno. Così è la natura e così devono andare le cose. Avere il caldo d’inverno e il freddo d’estate va contro la natura, e quindi ha un enorme impatto ambientale.

Io adoro il freddo dell’inverno dove corri e ti scaldi pian pianino, quando parli e fai il fumo, quando ti metti sotto le coperte spesse o i piumoni che ti fan rabbrividire subito ma poi si scaldano piano piano, quando ti metti in casa il pile preferito, ormai troppo vecchio per uscirci ma incredibilmente comodo.… Adoro il caldo dell’estate che ti fa voglia di stare fuori, le giornate che non finiscono mai, stare in casa a torso nudo e piedi scalzi, la doccia fredda che ti rinfresca e ti tonifica…

Al contrario mi fa andare in bestia l’aria calda e secca dei caloriferi a manetta, entrare nei negozi e doversi spogliare fino alla camicia per non grondare, doversi portare il golfino o la giacca in ufficio a luglio per evitare di prendersi la broncopolmonite… Ogni stagione ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma la cosa più assurda è portare “i difetti” di una stagione dentro la stagione opposta. E’ come mettersi a coltivare zanzare a natale. E’ assurdo e quindi antiecologico.

Mantenere il caldo nelle nostre case anche d’inverno è una necessità che ha comunque un costo energetico e ambientale, che varia molto in base a dove si abita, a quanto è grande la casa, a quanto è coibentata e a quale temperatura vogliamo tenere nei nostri spazi. La temperatura interna è ovviamente il fattore su cui possiamo agire più facilmente. Difficilmente ci sposteremo in un’altra città per ridurre il nostro impatto ambientale. Allo stesso modo non possiamo rimpicciolire casa nostra, anche se possiamo tenerne conto quando decidiamo di cambiarla. Anche agire sulla coibentazione e l’isolamento, sebbene sia molto efficace, non è ne immediato ne economico. Il modo di gran lunga più semplice e immediato per ridurre l’impatto ambientale del proprio riscaldamento è tenere temperature più basse. Ossia abbassare i caloriferi e mettersi un golf di lana e delle belle calze spesse.

Per 100mq a Milano in classe energetica G a 20°C si emettono annualmente in atmosfera 5,7 tonnellate di CO2, che necessitano di 572 alberi per essere assorbite. Ogni grado in più rispetto ai 20°C costa 50 alberi (500kg di CO2 all’anno) in termini ambientali.

Tenere temperature estive (24 o 25°C) d’inverno a casa propria , o nei negozi, o sul luogo di lavoro, è uno spreco e un vero e proprio reato ecologico: è come tagliare inutilmente 250 alberi, come lasciare accese inutilmente 42 lampadine per un anno intero, o far girare un auto a vuoto e senza motivo per 12.000km!!!!

E fa male alla salute, per gli sbalzi di temperatura a cui ci sottoponiamo e per l’aria secca che respiriamo e che facciamo respirare alle persone, facilitando le allergie e le malattie da raffreddamento. La temperatura corretta in casa d’inverno è 20 gradi, con le camere da letto possibilmente a 19°C. 25° gradi sono piacevoli d’estate ma in inverno sono un lusso che non ci possiamo permettere. Da nessuna parte. Ma anche 22 o 23 gradi sono comunque eccessivi e non hanno senso. Ricordiamoci che le stagioni sono uno degli spettacoli della natura e che adattarsi un minimo ad esse è doveroso e anche piacevole, iniziando da casa nostra e dai luoghi che frequentiamo. Adattarsi alle stagione è anche un modo per fare in modo che continuino ad esistere…

 

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